Gli abitanti di San Giorgio contano i danni alle cose e pregano che non muoia mai nessuno
Sono davvero esasperati gli abitanti di San Giorgio. Indignati nel constatare puntualmente come, dopo ogni mareggiata, la loro incolumità fisica sia sempre messa a dura prova.
Sono numerosi i danni a case, automobili e strade. Abbiamo ascoltato la voce diretta di un abitante del quartiere, Leonardo Scelsi, che da anni lotta per migliorare la vivibilità di San Giorgio:
“La forte mareggiata ha riversato lungo Via della Marina, così è chiamata la strada che costeggia il lungomare del quartiere di San Giorgio, pietre, detriti, tronchi di legno e oggetti di ogni genere rendendola impraticabile. Purtroppo questa strada, per noi residenti, è di vitale importanza poiché è l’unica via percorribile che ci consente di arrivare alle nostre abitazioni. Qualche anno fa questo rione aveva altri accessi che consentivano di ovviare al tratto del lungomare; accessi che s’immettevano direttamente sulla tangenziale e che l’Anas ha sbarrato poiché ritenuti pericolosi. Azione probabilmente giusta che non ha tenuto conto del sopruso che si è commesso ai danni di noi residenti, chiusi oggi tra due fronti: da un lato, la tangenziale; dall’altro il lungomare che, in occasione delle mareggiate, diventa impraticabile.
“Credo che l’unico rimedio fattibile sia quello di creare delle barriere frangiflutti in grado di spezzare la forza dirompente delle onde che sta erodendo, anno dopo anno, la stessa sede viabile. Come Comitato di quartiere abbiamo chiesto aiuto alle diverse autorità competenti da diversi anni ma nessuno si è interessato in maniera costruttiva alle risoluzioni. Sarebbe un sogno per noi veder realizzate quelle stesse barriere marine poste in opera a Torre Quetta, in occasione dei lavori fatti per l’amianto, o sul lungomare del centro cittadino di Bari”.
A San Giorgio, quindi, i problemi non ci sono soltanto in occasione dei forti venti e delle mareggiate ma capita spesso che acqua e detriti si riversino sulla strada perché non esiste una minima barriera che contrasti la forza del mare e anzi in alcuni tratti, la sabbia è arrivata a creare un tutt’uno con l’asfalto creando un autentico scivolo per le onde che sono arrivate a invadere la strada come fosse un bagnasciuga.
Nella vicina Torre a Mare la situazione non è poi così migliore. Il porto è stato gravemente danneggiato, diverse imbarcazioni sono affondate e il pontile dello storico “Circolo Unione” non ha resistito alla forza d’urto delle onde sgretolandosi in mare.
Abbiamo intervistato Mirko Saponaro, pelosino Doc, laureando in ingegneria e amministratore del portale www.torreamare.com.
“Il porto di Torre a Mare ha un’ubicazione davvero particolare. Fu progettato e costruito in maniera molto ingegnosa rispettando e sfruttando le caratteristiche dei fondali in zona, ma non fu considerato che un giorno quelle barriere naturali potessero cambiare e quindi ora ci ritroviamo con un’apertura diretta ai venti di maestrale che creano problemi come l’entrata di sabbia nel porto. Ho sentito parlare qualcuno di frangiflutti a Nord-Ovest dal porto, proprio per proteggerlo da eventi come questo, ma personalmente sono contrario. La collocazione di frangiflutti a Nord-Ovest, precisamente su Punta Penna, risolverebbe i problemi a valle, cioè al Porto, ma chissà quali problemi comporterebbe a monte. Perciò nel rispetto dell’ambiente meglio puntare nel miglioramento del già esistente porto. A mio parere una ristrutturazione del porto con il relativo dragaggio porterebbe già grandi migliorie alla sicurezza dei pescatori e locatori ma la burocrazia è davvero lenta”.
Questo non è un problema nuovo. Nel 2006 una forte mareggiata grecale mosse addirittura i pesanti massi del braccio principale.
E se è vero che quest’amministrazione comunale ha affrontato la sua campagna elettorale puntando tutto sulle periferie, è anche vero che nulla è cambiato da quel 2006.



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