Inserito da: Mirko Saponaro | Maggio 10, 2008

POESIA… TORRE PELOSA…

Poesia scritta dal poeta Pasquale Pinto

Immagine suggestiva di barche con neve

In una gloria vivida di luce.

Da’ verdi campi, da l’azzurro cielo,

da ‘l mar di lapislazzuli sorriso,

un villaggetto sorge de l’oblio.

Oh quai soavi e dolci sensi in petto

Tu mi ridesti, o caro loco!

Lungo l’amena spiaggia avidamente aspiro

L’aure marine; l’acre odor de l’alghe

Mi punge il sangue, e il piè, di tratto in tratto,

calpesta un coccio di vetusti tempi.

Oh quante e quante in questo loco genti

Passar su genti, ed evi ancor sopr’evi

Ne ‘l turbinio dei sensi e de gli affetti!

De lo splendore un raggio qui rifulse

D’Ellade un tempo e de l’antica Roma:

stirpe di prodi crebbe, e il vate, forse,

venia di questa spiaggia a l’albe d’oro

e a tramonti chiari ad ispirarsi,

per celebrar co ‘l canto degli eroi

le gesta, o le ineffabili dolcezze

d’amor tra Fauni e Ninfe.

Or tutto tace

Di quei remoti tempi! E sotto queste

Glebe che con la zappa il contadino

Squarcia e travolge, trovansi cosparse

Di spente civiltà visibil tracce,

e molte tombe in dure roccia cave,

custodi di mortali antichi avanza,

d’anfore e vasi e di reliquie sacre,

che spesso l’uomo con cocente brama

cercando va!

Su queste glebe or sorge

Torre Pelosa, il villaggetto ameno:

un’aer mite e salutare spira,

e il glauco mare, che seduce e incanta,

con festoso sorriso a sé t’invita.

Che splendore di cielo! Che riflessi

D’opale ha il mar! Sussurran l’onde a’ blandi

Sospir de l’Euro tra gli scogli bruni:

e in tanta festa di color, di luce

un gaio sciame s’agita ne ‘l mare

di giovanotti e ardite signorine,

che or fan ne ‘l nuoto a gare, o fan carole.

In su ‘l tramonto s’odono per via

Garrule voci e risi di fanciulle

Candide, come nebbie antelucane.

Liete trascorron l’ore de la sera:

dolci, soavi melodie dai piani

agili dita traggono, e per l’aere

morbide note volano: le mani

s’intrecciano a le mani, e i cuori fremono

nei giri vorticosi de la danza.

Al mare venite, o nomadi famiglie,

al mare, ove s’obliano gli affanni

e le penose cure de la vita!

Giovani, ardenti di disio, venite,

venite al mare, ch’educa ai larghi voli

l’alma! Soave è il fascino del mare!


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